Non sussistente la responsabilità penale da link

07/04/2004
di Valentina Frediani

In data 25 febbraio il Tribunale di Milano, in composizione collegiale, ha emanato una sentenza  che si pone in modo piuttosto autonomo nel panorama giurisprudenziale relativamente alla responsabilità dei server provider in merito al contenuto illecito del sito gestito da terzi e dagli stessi ospitato. Nei fatti, il Tribunale si è trovato a dover stabilire in merito alla corresponsabilità penale del server provider laddove aveva pubblicato sul proprio sito un link ad un altro sito contenente materiale pedo-pornografico, vedendosi così contestare la distribuzione, divulgazione e pubblicizzazione a mezzo del sito incriminato di 5 filmati pedo-pornografici e 14 immagini pedo-pornografiche. Il precedente orientamento dottrinale  ha sino ad oggi ricondotto la responsabilità del server provider o a titolo omissivo (reato configurabile qualora lo stesso abbia omesso di impedire che i reati fossero realizzati dagli autori dei contenuti illeciti diffusi mediante la rete) o a titolo di responsabilità commissiva (concorrendo attivamente alla commissione dei reati contestati)

demat_8979325_xlPremesso ciò, il Tribunale ha dovuto determinare ancora una volta, se i proprietari delle infrastrutture di telecomunicazioni (ovvero i network provider), i fornitori di accessi (gli access provider)  ed i fornitori di servizi (i service provider) possono, per il solo fatto di fornire delle infrastrutture, essere ritenuti corresponsabili della distribuzione, divulgazione, pubblicizzazione e cessione a terzi del materiale pedo-pornografico (tutte condotte citate nella legge n. 269/98 in materia di sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale a danno dei minori), dovendo pertanto rispondere per fatto illecito altrui.

Secondo il Tribunale, i due presupposti essenziali affinché si possa configurare una responsabilità a titolo omissivo (penalmente riconosciuta solo laddove vi sia un obbligo giuridico di impedimento a carico del server provider)  sono la titolarità da parte del server provider di una posizione di garanzia (cioè di controllo per la neutralizzazione o la preservazione dai rischi) ed il contemporaneo potere di controllo preventivo sul contenuto del sito. In merito alla prima questione, è stata esclusa la posizione di garanzia in quanto niente dice il legislatore in modo espresso in tal senso, non potendosi quindi  applicare alcuna procedura di analogia vietata in ambito penalistico in mala partem (in specie, il Tribunale ha escluso sussistere  la responsabilità di cui sono titolari le figure del direttore della stampa periodica, l’editore e lo stampatore, ruoli ben diversi dal server provider). In merito al secondo punto, non si può ravvisare a carico del server provider la concreta possibilità di esercitare un efficace controllo dei messaggi contenuti sul proprio sito, considerando l’enorme afflusso di dati che transitano sui servers e la possibilità costante di immissione di nuove comunicazioni anche attraverso collegamenti alternativi proprio per la struttura aperta di Internet, che non rappresenta alcun unitario sistema centralizzato, ma una possibilità di molteplici connessioni fra reti e computers diversi.

Dunque, l’attività del server provider consistendo nell’offerta di uno spazio in rete e di un accesso al sito – attività definita dal Tribunale neutra e lecita – non può in alcun modo configurarsi penalmente rilevante. Solo laddove il provider si inserisse attivamente nella condotta penalmente rilevante (ad esempio contribuendo alla divulgazione di un messaggio relativo alla distribuzione del materiale incriminato) allora potrebbe palesemente configurarsi l’illecito contestato. Il Tribunale ha conseguentemente concluso con l’esclusione della penale responsabilità del server provider non potendosi individuare suoi comportamenti che dimostrino vuoi un apporto causale – una partecipazione specifica – alla divulgazione delle foto pedo pornografiche esposte dai diretti incriminati, vuoi la sua conoscenza del contenuto illecito del materiale divulgato dal sito ospitato sul suo spazio web, assolvendo quindi l’imputato dal reato ascrittogli per non aver commesso il fatto.

Questa è la prima sentenza in Italia in tema di responsabilità penale da link, sino ad oggi affrontata solo in ambito dottrinale e giurisprudenziale civilistico, sintomo evidentemente che anche l’autorità giudiziaria si trova sempre più frequentemente a dover affrontare tematiche giuridiche connessa alla rete.

Riproduzione riservata ©

ALTRE NEWS

Home banking e phishing: responsabilità e prevenzione

La Cassazione è intervenuta, con sentenza n.10638/16, su un caso di frode informatica che, nello specifico, ha coinvolto una cittadina ed il suo account di… Leggi Tutto

GDPR, ci siamo. Valentina Frediani ripercorre i temi chiave della nuova privacy europea

Non c’è ormai azienda europea che non senta il 25 maggio come una data importante per il futuro prossimo della propria operatività. E’ il D-day… Leggi Tutto

Il regolamento informatico aziendale

Pubblicato su Pm@business – Aprile 2004 L’illecito utilizzo della strumentazione informatica aziendale da parte dei dipendenti, può generare in capo all’azienda, una serie di responsabilità… Leggi Tutto

COLIN & PARTNERS

CHI SIAMO


Consulenza legale specializzata sul diritto delle nuove tecnologie

CONOSCIAMOCI
CHI SIAMO

Cultura e innovazione

SPEECH & EVENTI


Le nostre competenze a disposizione della vostra azienda

I prossimi appuntamenti

Colin Focus Day – GDPR e Compliance Software: la metodologia certificata di Colin & Partners

Appuntamento a Milano il 5 febbraio dalle ore 14.00.

Affronteremo i 5 temi chiave della Compliance di cui tiene ampiamente conto la metodologia certificata e lo schema di analisi di Colin & Partners.

CONTATTACI

OPERIAMO
A LIVELLO
GLOBALE


Tel. +39 0572 78166

Tel. +39 02 87198390

info@consulentelegaleinformatico.it

Compila il form