Le tecnologie informatiche e telematiche in Italia

31/01/2005
di roberto

PrivacyL’Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu) studia le prospettive di sviluppo dell’ “ubiquitous computing” nel nostro Paese.

L’Italia è posizionata in modo ottimale per beneficiare della diffusione pervasiva delle tecnologie informatiche e telematiche (ubiquitous computing), soprattutto perché tale diffusione sembra destinata a colmare il divario che tuttora esiste fra il Nord ed il Sud del Paese. Tuttavia, è necessario tenere conto dei rilevanti problemi che tale diffusione comporta, anche in termini di tutela della privacy di utenti e consumatori.

Queste conclusioni emergono dallo studio che l’ITU (International Telecommunications Union) ha pubblicato di recente proprio sulla diffusione delle tecnologie informatiche e telematiche in Italia. Il rapporto contiene importanti indicazioni sullo stato dell’arte. Le interviste che i ricercatori dell’ITU hanno condotto con alcune figure di spicco nei vari settori, per le rispettive competenze, mostrano un quadro abbastanza variegato e fanno emergere la necessità di adottare specifiche cautele e garanzie per beneficiare appieno della pervasività tecnologica.

Per quanto riguarda la protezione dei dati personali, Mauro Paissan ha risposto alle domande degli intervistatori dell’ITU sottolineando le alte ombre che si associano alla diffusione delle ICT.

In particolare, nel rapporto si indica come la tendenza in atto verso l’integrazione e la convergenza delle tecnologie informatiche e della comunicazione possa apportare vantaggi considerevoli in termini di semplificazione e velocizzazione di numerose attività quotidiane. Tuttavia, occorre garantire che gli utenti siano coscienti delle conseguenze di tali sviluppi, e della possibilità che essi diano luogo a flussi di informazioni senza precedenti sui quali rischiano di non esercitare alcun controllo. Ciò vale, ad esempio, per tutti i servizi di localizzazione che utilizzino dati relativi all’ubicazione delle persone: è necessario fissare paletti ben precisi rispetto alle modalità di utilizzazione di questi dati, sulla base di un consenso espresso e realmente informato da parte delle persone interessate.

Paissan ricorda come il rapporto fiduciario fra utente e fornitore di servizi sia essenziale: la sfiducia nei confronti di alcune forme innovative di gestione dei rapporti fra consumatore e impresa (è il caso del commercio elettronico) ha rallentato, e sta tuttora rallentando, la diffusione delle tecnologie e, di conseguenza i, il conseguimento dei benefici attesi. Basti pensare, sempre in tale ambito, all’utilizzazione di dispositivi Rfid: se non si fa chiarezza sui meccanismi e le modalità di impiego di tali dispositivi, si rischia – secondo il componente del Garante -. di ingenerare false speranze o false paure fra i consumatori e gli utenti.

Nel rapporto si spiega che l’Italia è stata scelta proprio per l’altissimo tasso di diffusione della telefonia mobile e le prospettive di rapida implementazione di tecnologie quali la TV digitale. Sono settori sui quali il Garante ha recentemente fornito importanti indicazioni, che vanno nel senso sopra ricordato. La pervasività delle tecnologie non deve diventare invasività lesiva della sfera privata e del diritto alla protezione dei dati personali.

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