Fioccano sanzioni sul settore alberghiero: cosa dovrebbero fare le strutture

23/11/2012
di Valentina Frediani

Scattata l’operazione “Job Vacancies” tra informative omesse e impianti di videosorveglianza non segnalati

Ancora una volta la collaborazione gomito a gomito tra Finanzieri del Nucleo Speciale Privacy di Roma e Garante per la protezione dei dati personali ha portato cattive notizie in un settore specifico, quello alberghiero. Si tratta dell’operazione “Job Vacancies” – condotta nei confronti di ben venti società attive nel settore – nata con il preciso obiettivo di verificare il rispetto della normativa in materia di trattamento di dati personali di soggetti che, attraverso l’invio del proprio CV, rispondevano ad annunci relativi ad offerte di lavoro su riviste e siti specializzati. A far scattare gli accertamenti ispettivi è stata da un lato la volontà di sensibilizzare “gli addetti ai lavori” sulla delicata e più che mai attuale tematica della protezione dei dati personali senza trascurare la necessità di salvaguardare la sicurezza dei cittadini e dall’altro il costante impegno nel far rispettare le regole vigenti in materia.
Nel corso dei controlli è emerso che, in ben dieci casi tra quelli presi in esame, si sono verificate violazioni alla leggi relativamente alla mancanza di informativa nei confronti dei soggetti che inviavano i propri curricula in merito all’utilizzo dei propri dati. I soggetti interessarti non venivano infatti adeguatamente informati sull’identità del titolare del trattamento né sull’eventuale inserimento all’interno di banche dati o dell’ambito di comunicazione degli stessi. Una necessità, quella che i soggetti economici destinatari di curricula viate forniscano preventivamente un’idonea informativa agli interessati, che il Garante ha ampiamente ribadito e  per la cui violazione sono state contestate sanzioni amministrative secondo quanto previsto dal Codice (come previsto dall’art. 13 del Codice in materia di protezione dati personali).
L’operazione però non si è limitata ad analizzare una singola ipotesi di violazione, ma si è estesa nel controllo alla conformità normativa in materia di privacy da parte delle strutture destinatarie. Sono emerse così anche violazioni connesse alla omissione di informativa verso i clienti che fornivano dati personali per effettuare prenotazioni on line e altri casi  in cui è stata accertata l’assenza di cartelli che segnalavano alla clientela della struttura la presenza di impianti di videosorveglianza. Quest’ultima circostanza, constatata dal Nucleo Privacy in ben tre attività di controllo tra quelle eseguite, ha posto l’accento sul fatto che l’installazione dei dispositivi di videosorveglianza era stata condotta violando le garanzie a tutela dei lavoratori della struttura, secondo quanto previsto dall’art.4 dello Statuto dei Lavoratori. Per tale ragione il Nucleo Privacy ha provveduto a segnalare il reato all’Autorità Giudiziaria.
videosorv_22677914_xlAncora una volta non si può che osservare come i titolari del trattamento in ambito alberghiero, sottovalutino quelli che sono gli obblighi di legge.
A seguito delle recenti modifiche normative del Codice troppi mezzi di stampa hanno “esultato” in merito alla caduta del Codice, traendo in inganno le strutture alberghiere che mancano evidentemente di sensibilità all’argomento.
Un albergo ha tutta una serie di obblighi specifici, nei confronti, in particolare, dei dipendenti e dei clienti, questi ultimi in quanto persone fisiche che hanno diritto non solo a ricevere le idonee informative, ma soprattutto ad essere informati e rispettati nelle ipotesi di installazione di videocamere.
Non è insolito incorrere in sistemi di videosorveglianza posizionati in violazione di legge, con apposta cartellonistica assolutamente non conforme alla legge (addirittura si ritrovano modelli di cartellonistica risalenti al 2004 quando con l’intervento del 2010, l’Autorità Garante è stata molto chiara circa le integrazioni da apportare). I tempi di registrazione si protraggono spesso e volentieri oltre le 24 ore, e sempre meno le strutture si rivolgono alla Direzione Provinciale del lavoro come imporrebbe lo Statuto dei Lavoratori.
Non in ultimo, si ricorda che il collocamento delle telecamere all’esterno della struttura alberghiera, è vincolato a tutta una serie di divieti ed obblighi variabili sulla base dell’ambito di ripresa (sulla pubblica via, ad esempio, a seconda della risoluzione potrebbero sorgere responsabilità per trattamento non idoneo).
Le sanzioni sono molto variabili (si può andare dai 6.000 euro ai 36.000, ma si può anche incorrere in responsabilità penali) ma soprattutto si corrono rischi sanzionatori sproporzionati rispetto al costo del recepimento della normativa nella struttura, che ad oggi è equivalente anche ad una forma di “civiltà” della struttura alberghiera che non può permettersi di restare indietro rispetto ad una normativa per l’appunto tutelante, in particolare, del rispetto nei confronti del cliente finale.

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