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Le clausole di adesione ai social network: dati personali a rischio

Inserito da Dott. M. Parretti - Dott.ssa V. Pesi 28 Febbraio 2013 in Diritto delle nuove tecnologie

social_media_20090508_xxlConsiderati ormai uno strumento di comunicazione irrinunciabile, i social network sono divenuti – soprattutto nell’ultimo decennio – un fenomeno inarrestabile. L’avvento di internet e con esso la possibilità di allargare velocemente gli orizzonti sociali e la propria rete di relazioni, personali e professionali, è stata la spinta che ha permesso di dar vita a strategie di comunicazione e piattaforme sempre più efficienti, capaci di mettere in contatto utenti da ogni dove, azzerando le distanze geografiche e le differenze sociali.
Come una reale struttura sociale, i social network sono composti da individui e da organizzazioni connessi tra loro i quali si scambiano in maniera veloce, diretta, ma soprattutto gratuita informazioni di diverso genere. Attualmente le piattaforme di social networking più popolari offrono infatti agli utenti servizi di community in modalità gratuita. E qui nascono i primi interrogativi tra i fruitori più attenti. Da dove trae i propri guadagni economici la piattaforma a fronte dell’ingente investimento tecnologico in fase di avvio?
La vendita di spazi pubblicitari o di informazioni sugli utilizzatori rappresenta la principale fonte di reddito per le moderne piattaforme di scambio. E questo è il rovescio della medaglia. Niente infatti è gratuito e anche nel web, quello che apparentemente non ha un costo, in realtà presuppone dei vincoli da non sottovalutare, primo tra tutti quello relativo al trattamento dei dati personali degli utenti. Il margine di profitto maggiore proviene infatti dall’enorme mole di dati personali che tramite post, link o iscrizioni i fruitori immettono nella piattaforma stessa. Non si tratta di meri dati alfanumerici, quanto piuttosto di una realtà dinamica e in continuo mutamento che può dar vita a nuovi scenari e reazioni, con ricadute esterne rispetto all’ambito virtuale da cui sono originate.
Ma vediamo nello specifico qual condizioni i “giganti” delle reti sociali, pongono all’ingresso degli utenti.
Il social network di Zuckerberg, per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà, richiede all’utente di concedere una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sotto-licenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi contenuto pubblicato.
Inoltre gli utenti devono ricordare che quando pubblicano contenuti o informazioni usando l´impostazione “Pubblica”, concedono a tutti, anche alle persone che non sono iscritte, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo.
Interessante notare che quando l’utente elimina contenuti da lui caricati sul social network, questi vengono eliminati in modo simile a “quando si svuota il cestino del computer” (si utilizza qui esattamente l’espressione presente nelle condizioni pubblicate dal Social Network). Tuttavia, è possibile che i contenuti rimossi vengano conservati come copie di backup per un determinato periodo di tempo (pur non essendo visibili ad altri).
Chissà se questa politica di “cancellazione” sopravvivrà all’entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo, viene da chiedersi.
Ma andiamo oltre: nemmeno i commenti o i suggerimenti relativi al funzionamento della rete sociale si salvano dalla sua capacità di fagocitare. Come si legge sempre nelle condizioni “I commenti o i suggerimenti[…] sono sempre benvenuti. Tuttavia, l´utente deve essere al corrente del fatto che potremmo usarli senza alcun obbligo di compenso nei suoi confronti (allo stesso modo in cui l’utente non è obbligato a fornirli).”
Ad onor del vero le impostazioni privacy-concesse (queste si) all’utente permettono di limitare il modo in cui il suo profilo e quindi il suo nome e – potenzialmente – la sua immagine vengano associati a contenuti commerciali, pubblicati o supportati dall’utente stesso. Rimane però necessario mantenere la soglia dell’attenzione non (troppo) bassa per evitare che Mario Rossi autorizzi il “connettore sociale” ad utilizzare nome, immagine e quant’altro in stretta connessione e per fini meramente pubblicitari, con marchi e nominativi di aziende paganti.

Ovviamente è consuetudine trasversale prevedere condizioni “onerose” per gli utenti.

Infatti la società di Brin e Page, con i suoi numerosissimi servizi tra cui anche un social network, impone condizioni-altrettanto numerose- di utilizzo.
Anche per la società di Mountain View l’utente che voglia caricare o inviare dei contenuti tramite i loro servizi deve concedere una licenza mondiale per: utilizzare, ospitare, memorizzare, riprodurre, modificare, creare opere derivate (come quelle derivanti da traduzioni, adattamenti o modifiche), comunicare, pubblicare, rappresentare pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire tali contenuti.

Ma non solo. Nonostante campeggi nelle condizioni l’affermazione che “ciò che appartiene all’utente resta di sua proprietà”, la licenza di cui sopra permane anche se l’utente smettesse di utilizzare i servizi, si pensi ad esempio al caso di una scheda di attività commerciale aggiunta durante l’utilizzo del servizio che permette di visualizzare ed utilizzare mappe ed itinerari. Sarà poi l’utente a doversi assicurare di disporre dei diritti necessari per concedere tale licenza rispetto a qualsiasi contenuto inviato ai servizi.

Queste le condizioni per le informazioni caricate o inviate sua sponte dall’utente, ma il colosso americano raccoglie molte altre informazioni. Informazioni sul dispositivo utilizzato dall’utente ad esempio: modello hardware, versione del sistema operativo, identificatori univoci del dispositivo e informazioni sulla rete mobile, compreso il numero di telefono con la possibilità di  associare gli identificatori del dispositivo o il numero di telefono all’account dell’utente.

Ma l’elenco è ancora molto lungo.

Partendo dai dati sulla posizione che vengono rilevati quando l’utente utilizza un servizio con il rilevamento posizione attivo, la società di Brin e Page, potrebbe utilizzare “ varie tecnologie” per ricevere (tramite la localizzazione) informazioni su punti di accesso Wi-Fi e ripetitori di segnale cellulare presenti nelle vicinanze.
E ancora, al momento dell’installazione o della disinstallazione del servizio o quando il servizio contatta periodicamente i server, per gli aggiornamenti automatici, ad esempio, il numero di applicazione univoco e le informazioni sull’installazione (ad esempio il tipo di sistema operativo e il numero di versione dell’applicazione) possono essere inviati ad una delle sedi della famosa “G”.

Infine il colosso americano avverte gli utenti sulla possibilità di raccogliere e conservare (!) localmente sul dispositivo utilizzato informazioni, anche personali tramite meccanismi di archiviazione web.

Anche senza analizzare specificamente le condizioni applicate agli account di posta forniti dai “guru” Brin e Page, la sensazione di essere sempre più considerati come un ammasso di numeri e informazioni commerciali cresce. A dismisura.

La questione non è molto diversa per il cinguettio più popolare del momento. Le condizioni di utilizzo di questa piattaforma sono infatti altrettanto stringenti per gli utenti, nella maggior parte dei casi ignari di concedere – attraverso la propria iscrizione, “una licenza mondiale, non esclusiva e gratuita (con diritto di sub licenza) per l’utilizzo, copia, riproduzione, elaborazione, adattamento, modifica, pubblicazione, trasmissione, visualizzazione e distribuzione” dei contenuti pubblicati.
La sottoscrizione della sovra citata licenza non solo autorizza di fatto a rendere i “cinguettii” dell’utente disponibili a tutti, ma permette al servizio di social network di rendere disponibili tali contenuti  ad altre società, organizzazioni o altri soggetti partner affinché li possano a loro volta condividere, trasmettere, distribuire o pubblicare su supporti e servizi di diverso genere. Il colosso di San Francisco – secondo quanto riportato sul contratto delle condizioni di utilizzo della piattaforma – si riserva inoltre la facoltà di modificare o adattare quanto pubblicato dai “followers”. L’obiettivo di tale attività è principalmente quello di trasmettere, visualizzare o distribuire tali informazioni attraverso reti informatiche e vari supporti, adattandoli o modificandoli in modo da renderli conformi “agli eventuali requisiti di restrizioni di qualsiasi rete, dispositivo, servizio o supporto”.

Merita un’ulteriore riflessione il discorso dei Widget Data, vale a dire i dati che il social network ha ceduto a siti internet di soggetti terzi, i quali a loro volta caricano i tasti o i widget (congegno o elemento grafico). Una volta caricati, la piattaforma social network riceve  Log Data in cui sono compresi la pagina web visitata dall’utente e un cookie che identifica il software di navigazione internet (Widget Data) del soggetto. Dopo un massimo di dieci giorni ha inizio “un processo di eliminazione o aggregazione dei Widget Data il quale normalmente è istantaneo ma, in alcuni casi, può richiedere fino a una settimana”. Questi possono essere utilizzati per modellare il contenuto in base all’utente, modificandolo successivamente con l’ID cookie del software di navigazione internet dell’utente stesso. La suddetta funzione non è tuttavia ancora disponibile per tutti e può essere sospesa o interrotta.

Un dato emerge da questa – pur breve – analisi: la preoccupante e famelica tendenza dei social network ad inglobare tutti i dati degli utenti, qualsiasi essi siano. Ogni più piccola traccia viene analizzata e rivenduta a peso d’oro, visto il costo dai suddetti colossi della Rete.

Citando il WSJ “non sei nessuno se il tuo nome non appare su Google”, ma a che prezzo?! Se non paghi per utilizzare un prodotto, significa che il prodotto  sei tu.

 

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