Le lunghe attese del nuovo Regolamento Privacy europeo

17/10/2013
di Marco Parretti

EuropaNonostante l´opposizione di diverse lobby, la Commissione Europea sta lavorando in maniera decisiva alla riforma delle disposizioni attualmente in vigore (Direttiva 95/46/CE), per introdurre il tanto atteso Regolamento Europeo sulla protezione dei dati, la cui efficacia si estenderà agli ormai 28 stati membri UE.

Infatti i lobbisti, a detta del Commissario Ue Viviane Reding, “non hanno più argomenti”. È giunto, quindi, il tempo di un accordo, per mostrare determinazione e fare dell’Europa una vera “roccaforte” in cui i dati personali dei cittadini siano al sicuro, soprattutto se confrontati con le normative d’oltreoceano. La posta in gioco è molto alta: più volte è stato detto che i dati sono la moneta di scambio dell’economia digitale. Solo quelli dei cittadini europei nel 2011 hanno toccato un valore di 315 miliardi di euro e il potenziale di crescita è enorme.

Le dichiarazioni della Reding, sottolineano come l´approvazione del Regolamento europeo sulla protezione dei dati, sia adesso una priorità, visto che l´iter deve (dovrebbe?) essere portato a completamento prima della fine del mandato dell´attuale parlamento, giugno 2014.

La necessità di recuperare la fiducia dei cittadini, ormai diffidenti a causa del lungo decorso di trattative e votazioni, nasce dal fine di tutelare la  privacy in un mondo, in un’Europa, sempre più high tech e sempre più globalmente interconnessa.

Ma come fare a recuperare questa fiducia? “Innanzitutto facendo in modo che le aziende non europee, quando offrono servizi ai consumator europei, applichino la legge europea dal momento della raccolta a quello della cancellazione dei dati – ribadisce Viviane Reding – Le aziende che non si adegueranno, saranno passibili di multe fino al 2% del fatturato annuale“. Un incentivo piuttosto convincente al rispetto delle future, o futuribili, norme. Il rischio però  è uno slittamento dell’entrata in vigore dalla metà del prossimo anno alla metà circa del 2015.

E’ proprio di questi giorni la notizia che sia stata la Gran Bretagna a  richiedere la sospensione dei lavori per  “rallentare” il cammino del Nuovo Regolamento Europeo verso quello che sarebbe potuto essere il suo testo definitivo.

La motivazione di questa non così inattesa marcia indietro, sarebbe la presunta difesa dei posti di lavoro che andrebbero persi proprio a causa della sua entrata in vigore. Infatti a seguito delle forti restrizioni e dei nuovi obblighi così introdotti  si andrebbe a gravare (sempre secondo il punto di vista inglese) inesorabilmente, ma soprattutto eccessivamente, sulle casse delle imprese. Incuriosisce come questa preoccupazione venga condivisa anche dalle Major del Web e dei Big Data.

Le novità introdotte dal nuovo Regolamento rafforzeranno il diritto alla tutela e alla riservatezza dei dati personali dei cittadini UE, fornendo loro anche maggiori garanzie e soprattutto maggiore trasparenza nell’utilizzo di tali dati. Non se ne vieterà l’utilizzo, semplicemente verranno regolamentati i trattamenti digitali, con una particolare attenzione volta ai dati personali “gestiti” nel Web 2.0 e per i così detti Big Data e relative finalità di utilizzo.

L’adeguamento delle aziende e delle modalità di erogazione dei propri servizi dovranno conformarsi a quelle che saranno le disposizioni previste dal nuovo Regolamento, ne conseguiranno sicuramente dei costi, ma altrettanto vero è che per tali nuove necessità occorreranno anche delle risorse e dunque nuovi posti di lavoro. Si potranno addirittura veder emergere nuove figure professionali, come il DPO, il tanto decantato Data Protection Officer.

Lascia alquanto perplessi quindi la volontà di preservare i posti di lavoro. Ci si chiede invece se le preoccupazioni siano indirizzate verso l’eventuale minor profitto che potrebbe venir conseguito da colossi come quello di Mountain View a seguito di una gestione più corretta (rectius meno selvaggia) dei così detti Big Data.

Proprio in questi giorni si parla di una nuova sanzione per Google di circa 150.000 euro imposta dall’Autorità Garante Privacy francese , la CNIL, a causa della poca trasparenza di Big G nelle proprie privacy policies.

Tormentata da questi molteplici interrogativi cresce sempre più l´attesa per l´approvazione del nuovo regolamento europeo, che, ricordiamolo, potrebbe essere messa in agenda già per il mese di ottobre.

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