Videosorveglianza: il confine tra spazi comuni e spazi ad uso personale

04/11/2013
di Leonardo

VideosorveglianzaPorta la data del 25 Settembre, l’ordinanza con cui il tribunale di Reggio Calabria ha dato il via libera alle riprese effettuate a salvaguardia della proprietà privata, purché rispettino la duplice condizione di non invadere ambiti di pertinenza esclusiva di terzi e di osservare le disposizioni sulla sicurezza dei dati raccolti.

Ad offrire lo spunto di discussione è stata la richiesta di tutela avanzata da una signora residente al piano terra di uno stabile a più livelli, in disaccordo con l’installazione di un impianto di videosorveglianza voluta dagli abitanti dei piani superiori, in grado di riprendere sia gli spazi comuni sia quelli a suo uso esclusivo.

Secondo il tribunale l’inviolabilità del domicilio, sottolineata dall’articolo 14 della Costituzione, si traduce nel diritto di escludere un soggetto da determinati luoghi e al tempo stesso nel diritto alla riservatezza rispetto a quanto viene attuato negli spazi in questione. Non manca nemmeno il riferimento alla sentenza 14346/2012 della Cassazione, in cui viene stabilito che il titolare del domicilio non può avanzare pretese alla riservatezza quando l’azione può essere visibile anche a soggetti terzi, indipendentemente dal fatto che si svolga nell’ambito di una dimora privata.

Nella fattispecie presa in esame, gli accertamenti condotti dal consulente tecnico d’ufficio avevano accertato che le registrazioni sull’hard-disk venivano cancellate automaticamente dopo 24 ore e il sistema di videosorveglianza era provvisto di una password che non poteva essere gestita dall’utente né da terzi. Per tali ragioni poteva dunque considerarsi rispettato l’articolo 31 del Codice della privacy (D. Lgs. 196 del 2003), il quale – ricordiamo- stabilisce che i dati personali oggetto di trattamento devono essere custoditi e controllati in maniera tale da ridurre al minimo sia il rischio di perdita o distruzione sia quello di accesso e/o trattamento non autorizzato o non conforme alla finalità prevista dalla raccolta.

Ciò nonostante, sebbene la maggior parte delle telecamere riprendessero spazi destinati all’uso comune, ve ne era una orientata in direzione della porta di ingresso ad un locale ad uso esclusivo della ricorrente. In questo caso, risultando violati i diritti alla riservatezza e all’inviolabilità del domicilio il giudice aveva pertanto ingiunto ai residente la rimozione o la schermatura della telecamera.

Riproduzione riservata ©

ALTRE NEWS

Gli “spammer” rischiano il risarcimento danni

Il destinatario di fax, e-mail, sms e mms indesiderati può rivolgersi al giudice civile e chiedere un risarcimento per la lesione dei propri diritti. Lo… Leggi Tutto

BYOD e privacy, cosa dice l’Opinion del WP29

Nell’ultimo periodo, stiamo assistendo ad una crescita delle vendite e dell’utilizzo di dispositivi mobili, come ad esempio smartphone, tablet e notebook (secondo Gartner Inc.  nel… Leggi Tutto

Cyber Insurance per proteggere il patrimonio informativo aziendale

Pubblicato da Il Documento Digitale l’articolo a firma dell’ Avv. Valentina Frediani focalizza gli strumenti per costruire un perimetro di protezione attorno agli asset informativi… Leggi Tutto

COLIN & PARTNERS

CHI SIAMO


Consulenza legale specializzata sul diritto delle nuove tecnologie

CONOSCIAMOCI
CHI SIAMO

Cultura e innovazione

SPEECH & EVENTI


Le nostre competenze a disposizione della vostra azienda

I prossimi appuntamenti

Colin Focus Day – GDPR e Compliance Software: la metodologia certificata di Colin & Partners

Appuntamento a Milano il 5 febbraio dalle ore 14.00.

Affronteremo i 5 temi chiave della Compliance di cui tiene ampiamente conto la metodologia certificata e lo schema di analisi di Colin & Partners.

CONTATTACI

OPERIAMO
A LIVELLO
GLOBALE


Tel. +39 0572 78166

Tel. +39 02 87198390

info@consulentelegaleinformatico.it

Compila il form