Call center: più sanzioni a tutela della privacy

24/02/2015
di Leonardo

Ancora scarsa l’attenzione da parte dei call center in merito al trattamento dei dati personali , sempre più diffuse sono le violazioni relative alla privacy degli utenti telefonici, è questo quello che emerge dall’attività ispettiva posta in essere gli ultimi mesi attraverso i mirati controlli precedentemente preannunciati nei call center.

Call centerGià in passato il Garante, con specifici provvedimenti, aveva intimato ai gestori e ai call center di interrompere il comportamento illecito dei dati personali visto le numerose segnalazioni da parte dei cittadini che si lamentavo di un uso scorretto dei loro dati attraverso l’attivazione di servizi non richiesti e la ricezione di telefonate pubblicitarie indesiderate ma a nulla è servito.

Ecco allora che scattano le nuove sanzioni pecuniarie e la decisione viene dal Ministero dello Sviluppo Economico che, in data 15 Gennaio, durante la riunione del tavolo di settore a cui hanno anche partecipato i sindacati e associazioni di categoria, ha deciso di applicare le previste sanzioni visto la continua violazione alle norme sul trattamento dei dati personali emersa proprio grazie all’attività di controllo.

Nello specifico il Governo, effettuando una serie di chiamate a test, ha rilevato come nella maggior parte dei casi continui a non essere rispettato l’art. 24 bis del decreto n.83 del 2012 in base al quale ogni cittadino in caso di chiamate verso un call center estero deve essere informato preliminarmente sul paese estero in cui l’operatore è fisicamente collocato e deve, al fine di poter essere garantito rispetto alla protezione dei suoi dati personali, poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato nel territorio nazionale (quarto comma –art.24 bis) e viceversa, nel caso in cui sia il call center a chiamare l’utente, l’interessato deve essere preliminarmente informato sul paese estero in cui l’operatore è fisicamente collocato (quinto comma –art.24 bis). Ma dai controlli effettuati, a fine chiamata, l’utente telefonico non veniva a conoscenza del fatto che dall’altra parte vi fosse un operatore estero.

Al venir meno delle informazioni al cliente sulla localizzazione del call center, che risponda in Italia o all’estero, seguono dunque le applicazioni delle sanzioni amministrative nei confronti dei committenti ritenuti responsabili del mancato rispetto dell’art.24 bis se non si metteranno in regola entro quindici giorni, altrimenti si vedranno costretti a pagare una sanzione amministrativa pecuniaria di diecimila euro al giorno per ogni giornata di violazione.

Sicuramente l’esigenza del Governo è quello di contrastare il fenomeno sempre più diffuso della delocalizzazione dei call center anche in paesi Extra Europei e rappresenta un piccolo passo avanti in una materia ancora non del tutto regolamentata.

Anche se un ulteriore novità è arrivata di recente con il provvedimento con cui è stato siglato un accordo di collaborazione tra il Garante privacy Italiano e quello albanese per assicurare una maggiore tutela dei dati degli utenti gestiti dalle aziende delocalizzate attraverso attività ispettive congiunte.

Sicuramente la tutela della privacy degli utenti nei call center delocalizzati è uno dei temi importanti che è stato oggetto di intervento anche da parte del nostro Garante Privacy che, con il provvedimento 10 Ottobre 2013, visto le criticità presenti in paesi non appartenenti all’Unione Europea sul trattamento dei dati personali, per mancanza di una normativa rigida sulla tutela dei dati, ha definito le regole generali che società ed enti pubblici devono rispettare quando, in qualità di titolari del trattamento dati, demandano la loro attività di telemarketing a call center situati fuori dal territorio nazionale.

In particolare – con il provvedimento del 10 Ottobre 2013- il Garante ha fornito alcuni chiarimenti in merito ai nuovi adempimenti previsti per le aziende che impiegano almeno venti dipendenti e intendono trasferire la propria attività di call center al di fuori del territorio nazionale introdotti dall’art 24 bis del decreto n. 83 del 2012- consistenti in un duplice obbligo di comunicazione da un lato al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, indicando i lavoratori coinvolti e dall’altro obbligo di comunicazione al Garante Privacy, mentre invece con riferimento al trattamento dati personali Il Garante ha ricordato l’importanza della formazione degli operatori dei call center che trattano i dati personali e un’informazione completa per l’interessato in merito alla localizzazione.

Nonostante quanto premesso, nonostante la regolamentazione vigente sono ancora troppe le segnalazioni che arrivano al Garante e che esista un problema di protezione dei dati ne ha conoscenza anche il Presidente del Garante Privacy Antonello Soro che – in una recente intervista sul marketing selvaggio e l’invasione delle telefonate da parte dei call center – ritiene che il problema sia da attribuire alle inadeguate norme vigenti in materia e in riferimento ai call center con sede extra europea se siano esclusi dai vincoli delle nostre leggi –ha risposto –“Abbiamo studiato un meccanismo prescrittivo che obbliga i call center non europei a rispettare le nostre norme. Ma, in questo sistema, si nascondono sempre meccanismi illeciti da perseguire. Dovremmo avere maggiori strumenti per intervenire”.

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