Nomi a dominio: verso l’obbligatorietà di whois pubblici?

14/09/2015
di Leonardo

L’ICAAN (Internet Corporation For Assigned Names and Numbers[1]) ha avviato lo scorso 5 maggio una consultazione pubblica in merito all’anonimato dei dati di registrazione di un nome a dominio (c.d. Whois data).

dirittoinf_22109977_xxlLa questione è rimasta irrisolta sin dal 2013, quando l’ICAAN ha approvato le nuove condizioni di registrazione dei nomi a dominio (2013 Registrar Accreditation Agreement – c.d. 2013 RAA).

Già in tale sede non fu trovato un accordo definitivo in merito ai Privacy e Proxy Services, ovvero a quei servizi che consentono al titolare di un nome a dominio di mantenere anonimi i propri dati personali nei registri Whois, ma nel 2013 RAA furono semplicemente inseriti una serie di requisiti minimi che tali servizi devono offrire. Indicazioni che sono state adottate in via temporanea fino al 01 Gennaio 2017, per consentire al GNSO (Generic Name Supporting Organization[2]) di raccomandare ad ICAAN specifiche politiche da applicare alla fornitura di tali servizi.

A tal fine, nell’Ottobre del 2013 è stato istituito il Privacy & Proxy Service Accreditation Issue Working Group (PPSAI WG), che ha individuato una serie di questioni più o meno controverse da sottoporre a consultazione pubblica prima di redigere le raccomandazioni da presentare ad ICAAN.

In particolare, una questione sulla quale vi è stato un acceso dibattito in seno al Working Group, ed in relazione alla quale è stato quindi ritenuto di fondamentale importanza il coinvolgimento dell’opinione pubblica al fine di individuare le direttive da sottoporre al vaglio dell’ICAAN, riguarda l’eliminazione della possibilità di accedere ai servizi privacy/proxy in relazione ai nomi a dominio utilizzati per scopi commerciali.

Una parte del WP ritiene infatti che, a differenza di quanto avviene oggi, la possibilità di non divulgare dati personali dei titolari dovrebbe essere riconosciuta esclusivamente in caso di nomi a dominio utilizzati per scopi non commerciali ed intestati a persone fisiche.

Secondo tale opinione, al fine di contrastare le violazioni dei diritti on-line e rendere più efficienti gli strumenti di tutela, gli utenti dovrebbero poter conoscere il nome del titolare dei servizi commerciali offerti tramite un nome a dominio. Ad oggi, infatti, salvo casi particolari relativi alla tutela dei marchi registrati, i dati dei titolari che hanno utilizzato un servizio privacy/proxy possono essere legittimamente rilasciati esclusivamente a seguito di una richiesta proveniente da un’autorità giudiziaria.

La consultazione pubblica si è conclusa lo scorso 7 Luglio 2015, ma ancora il WG non ha presentato ad ICAAN alcun report, anche in ragione dei numerosi interventi ricevuti (più di 10.000).

Dalla lettura dei commenti, pubblicati sul sito ICAAN, risulta tuttavia evidente come la maggior parte degli internauti sia contraria ad una restrizione delle possibilità di accesso ai servizi privacy/proxy per i titolari di siti commerciali, ritenendola un’ingiusta discriminazione e fondamentale per evitare spam.

Non stupisce, invece, che siano a favore della abolizione del servizio di anonimato grandi gruppi quali COA (Coalition for Online Accountability[3]), International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), Recording Industry Association of America (RIAA), Facebook e Mark Monitor, i quali sostengono che la maggior parte dei siti web che svolgono attività illecite on-line sfruttino i servizi di privacy/proxy.

Non ci resta che attendere la decisione di ICAAN sul punto.

Note
[1] Ente statunitense, istituito nel 1998, che assegna gli indirizzi IP e gestisce i domini internet.
[2] Organizzazione che sviluppa politiche e formula raccomandazioni da sottoporre ad ICAAN in merito ai nomi a domino generici.
[3] Unione di American Society of Composers Authors and Publishers (ASCAP); Broadcast Music, Inc. (BMI); the Entertainment Software Association (ESA); the Motion Picture Association of America (MPAA); the Recording Industry Association of America (RIAA); the Software and Information Industry Association (SIIA); Time Warner Inc.; and the Walt Disney Company.

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