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Web reputation. Un nuovo strumento a favore del diritto all’oblio

Inserito da Anna Veltri 29 Settembre 2015 in Privacy e tutela delle informazioni

Con la diffusione dei social network e l’uso di internet si sviluppa fin da subito un nuovo modo di approcciarsi alle cose ed alle persone. Nasce infatti la web reputation, ovvero la percezione di una persona o di una società formatasi dall’insieme delle notizie e dei contenuti presenti nella rete. L’identità digitale si può definire infatti come l’insieme di tutte le informazioni relative a una persona, a una società o a un gruppo presenti sul web e, quindi, accessibili a tutti indistintamente. Queste informazioni vengono create grazie alle opinioni, neutrali, positive o negative, espresse attraverso blog, forum di discussione, siti di recensione, social network, etc. Tali informazioni permettono all’utente che naviga di captare tutte le indicazioni utili a cercare, confrontare e comprare un prodotto, prenotare un albergo o un ristorante, valutare un professionista o un candidato all’assunzione, etc.

Web ReputationA livello tecnico si tratta di un’attività strategica fondamentale sia per le persone che per le aziende, perché consente di capire qual è, in generale, l’opinione diffusa online riguardo se stessi o la propria azienda. A tal proposito, infatti, occorre sin da subito rilevare come la web reputation sia diventata la nuova moneta digitale. Avere una buona reputazione online è molto importante. Al contrario, averne una pessima può comportare conseguenze sgradevoli. Si tratta, quindi, di un parametro obbligato da tenere in conto per la gestione della propria immagine societaria o personale. In effetti, le opinioni e i commenti negativi pubblicati da utenti anonimi e/o dagli stessi amici/clienti su internet possono danneggiare la notorietà di una persona o di una impresa, distruggendo, in caso di aziende, occasioni di acquisizione di nuovi prospect o potenziali partner; in caso di singole persone, il rischio riguarda la vita reale.

Analizzando meglio l’argomento di discussione, occorre soffermarsi sulla modalità di nascita, crescita e sviluppo della web reputation di una data persona e/o società. Indubbiamente, si può benissimo affermare che le informazioni che circolano online sono essenzialmente mediate da tre fattori:

  • il comportamento che l’utente decide di tenere sul web;
  • gli altri ed i loro comportamenti;
  • i motori di ricerca.

In questo contesto, si nota sin da subito come l’utente è solo uno dei fattori che favoriscono l’evoluzione della web reputation, ma non il solo. Il più è fatto dagli altri. Pertanto, occorre prestare particolare attenzione alla propria identità online e fare frequentemente la cosiddetta “egosearch”, ovvero controllare i dati che circolano in rete sulla propria persona e/o la propria azienda ed eventualmente esercitare il cosiddetto diritto all’oblio.

Quest’ultimo, come noto, è la possibilità di rimuovere l’associazione del proprio nome da un contenuto inadeguato che lede ingiustamente l’immagine della persona. Ottimo riferimento in materia è quello relativo alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea  (Grande Sezione) del 13 maggio 2014, la quale ha stabilito che è nel diritto dei cittadini europei richiedere ai motori di ricerca online l’eliminazione dalle loro pagine dei risultati di eventuali link che rimandino verso “informazioni non adatte, irrilevanti o non più rilevanti” che li riguardano.

La sentenza ha fatto molto discutere, tuttavia a distanza di tempo il diritto all’oblio non è ancora definito in modo chiaro. Inoltre con questa sentenza viene ‘punito’ il motore di ricerca che è solo un mediatore e non il produttore di quel contenuto che, altrove, continua ad esistere. Infatti, se la notizia è falsa, occorre rivolgersi non al motore di ricerca, ma a chi l’ha prodotta facendogli presente che sta commettendo un abuso.

Per quanto riguarda i privati, soprattutto i più giovani, i Co.re.com. di Abruzzo, Marche e Lazio, con la collaborazione della società Reputation Manager, hanno dato vita ad un progetto che prevede di supportare gli utenti circa la propria immagine nella rete. Presso uno sportello online, potranno essere richieste informazioni e chiarimenti relativamente, appunto, alla propria situazione online. In caso di evidenza di abusi e contributi lesivi, viene offerto aiuto riguardo le azioni da intraprendere in modo diretto (esercitare il diritto d’oblio contro il motore di ricerca), o presso l’autorità giudiziaria (denuncia contro l’autore, nel caso di notizia falsa).

Il mondo imprenditoriale può ovviamente usufruire della medesima tutela, rivolgendosi a risorse interne (se sufficientmente formate) e consulenze specifiche, sul fronte del monitoraggio costante e della tutela legale ove necessario. In ambito business, infatti, la gestione dell’immagine online (che significa anche marchi, brevetti, ecc.) ha confini più ampi e implicazioni più complesse.

Considerando quanto sopra, comunque, occorre rilevare come è impensabile disciplinare in modo generalizzato il web. Internet è nato libero e resterà libero, salvo naturalmente censure et similar. Tuttavia, il diritto all’oblio, anche se è definibile come un’anomalia “tutta europea”, in quanto negli USA non è neanche immaginabile una richiesta del genere, esiste e può essere avanzato da chiunque abbia il diritto. Privacy e Reputazione ‘reali’, come quelle sul web, possono e devono essere tutelate, partendo dalla prevenzione.