Controllo dei lavoratori: Colin & Partners a confronto con IT e HR sul Jobs Act

03/12/2015
di Leonardo

Grande interesse e partecipazione per il primo Colin Focus Day, organizzato nella sede milanese di Colin & Partners. Una formula che consente un confronto aperto e puntuale su tematiche normative di interesse pratico. Appuntamenti mensili che, rivolti a piccoli gruppi di partecipanti su invito, accompagneranno le imprese per tutto il 2016, a partire da febbraio.

Jobs Act e controllo a distanza: gli interrogativi

  • Come recepire la nuova normativa dell’art.4 dello Statuto dei Lavoratori?
  • Quale strategie mettere in atto per bilanciare gli interessi dell’azienda con la tutela della privacy del lavoratore?
  • Cosa è lecito o non lecito controllare?

Domande di scottante attualità, alla luce delle recenti modifiche normative, che le aziende partecipanti hanno rivolto ai relatori del workshop.

Il controllo a distanza è un temache coinvolge sia la divisione IT che quella HR: l’information technology ha in mano la gestione del patrimonio informativo dell’azienda, nonché la configurazione di tutti gli strumenti ed account aziendali. La funzione risorse umane, oltre a detenere le informazioni sui dipendenti, monitora il clima trai dipendenti, recepisce i quesiti e detiene i rapporti con le rappresentanze sindacali.

Tenendo in considerazione le esigenze di queste due funzioni e degli interlocutori, il workshop ha ripercorso l’evoluzione della normativa e delle interpretazioni della giurisprudenza dal 1970, anno dello Statuto dei Lavoratori, fino ad arrivare alla nuova formulazione, il famoso Jobs Act, valutando di pari passo i cambiamenti tecnologici intervenuti nelle aziende e le carenze di allineamento rispetto alle esigenze di sviluppo economico.

L’Avv. Valentina FredianiAlessandro Cecchetti hanno condotto la tavola rotonda con i partecipanti attraverso un’interazione costante dei loro interventi, alternando l’analisi per paragrafi del nuovo art.4 SL con i casi pratici di applicazione nella vita aziendale. L’Ing. Antonello Busetto, Direttore di Assinform, ha avviato il workshop presentando gli obiettivi del Governo sull’Italia Digitale e fornendo una cornice per inquadrare il contesto in cui agisce la riforma del Jobs Act.

Colin Focus Day

La riflessione si è soffermata sulla definizione di “patrimonio aziendale”, la cui tutela scagiona, se pur con accordo preventivo, l’utilizzo di impianti audiovisivi e degli altri strumenti: «il concetto di patrimonio aziendale deve essere dotato di dinamicità, fino a ricomprendere anche requisiti di immaterialità, come il know-how, la capacità strategica di impresa, il posizionamento sul mercato e l’immagine aziendale», ha sottolineato Cecchetti.

L’utilizzabilità delle immagini raccolte dai sistemi defensionali, atti ad impedire i comportamenti illeciti dei dipendenti, ha comunque una valenza diversa in sede giuslavorista (ai fini di un licenziamento) e in sede penale (per i reati di furto).

Ma è il comma 2 della norma che suscita maggiore dibattito, in attesa di pronunce giurisprudenziali che interpreteranno la volontà del legislatore: in particolare, la nota del Ministero del Lavoro resa pubblica a Giugno 2015, precedentemente al Decreto Attuativo, sembra vincolare l’accordo sindacale solo alle applicazioni successive installate su pc e tablet, non in dotazione di fabbrica degli strumenti. «Ciò subordinerebbe la legittimità di uno strumento di controllo alla fabbricazione del prodotto e alle volontà commerciali dell’azienda che lo produce», ha rilevato l’Avv. Frediani.

L’ultimo comma della norma, ricorda la centralità dell’informazione al lavoratore attraverso i regolamenti aziendali che devono essere riletti alla luce della nuova disposizione, chiarendo modalità e finalità dei dati raccolti attraverso il controllo. I relatori hanno poi esposto alcune implicazioni pratiche del nuovo art. 4 in riferimento ai servizi di Cloud, spesso esternalizzati, alla materia dei reati informatici previsti dal D.lgs 231/2001 e alle BCR per la circolazione dei dati dei dipendenti fuori dal confine UE.

I casi concreti

Infine, partendo dai casi concreti proposti dai relatori, i partecipanti hanno esposto alcune soluzioni attuate nelle loro aziende, per verificarne la compliance o comprendere gli step per l’eventuale adeguamento; biometria e BYOD sono stati i punti su cui l’attenzione si è concentrata maggiormente, a dimostrazione di quanto questi strumenti si diffondano sempre di più nelle realtà aziendali.

A conclusione del workshop, uno sguardo verso il futuro:

  • Qual è l’interazione tra il nuovo art. 4 e lo sviluppo della normativa europea?
  • Il legislatore ha tenuto conto dell’evoluzione del Regolamento Europeo?

È necessario, dunque, che le aziende conoscano la complessità dello scenario normativo, adattandosi al nuovo art. 4 SL senza trascurare anche le possibili implicazioni del Reg. UE, al fine di avviare processi innovativi nell’ambiente aziendale secondo una strategia di governance ragionata e conforme ai processi normativi in atto.

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