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Europei distratti sulla privacy?

Inserito da Emanuela Pasino 19 maggio 2016 in Privacy e tutela delle informazioni

Uno studio realizzato a livello EMEA da Opinium Research, commissionato da F5 Networks, rileva come molti utenti europei siano contraddittori e poco attenti alla tutela della propria privacy. Questo avviene soprattutto quando in cambio delle informazioni personali possono ricevere servizi gratuiti. Oltre 7.000 i consumatori coinvolti per capirne le abitudini rispetto alla sicurezza dei dati.

Paura, ma non troppa

  • Quasi il 70% degli intervistati è consapevole che le informazioni rilasciate ad aziende private potrebbero finire nelle mani sbagliate;
  • il 64% che la propria privacy potrebbe essere compromessa.

binary-system-lowMaglia nera in termini di fiducia per agenzie di marketing e social network: il 75% dei consumatori non si fida a rilasciare dati e il 21% pensa che non siano in grado di proteggerli efficacemente rispetto ad azioni criminose.

Sono indicazioni importanti soprattutto in vista dell’adeguamento richiesto dal nuovo Regolamento Europeo (GDPR); chi opera in ambito marketing, sviluppa app o gestisce data center non potrà fare a meno di rendere più sicura la vita dei dati raccolti. Stando alle opinioni raccolte dallo studio questo, oltre che un obbligo dovuto, potrebbe essere un veicolo per attenuare la sensazione di sfiducia tra i consumatori che, va detto, nonostante la paura continuano comunque a concedere informazioni personali in cambio di servizi free.

In effetti:

  • il 53% dichiara la propria data di nascita
  • il 51% il proprio stato civile
  • il 50% i propri interessi

Fiducia e aspettative

Più fiducia invece nelle banche che sono considerate le più affidabili dal 76% degli intervistati. Il 73% si dice convinto che siano in grado di proteggere i loro dati, sebbene permanga un’insoddisfazione legata i metodi utilizzati allo scopo. La maggioranza (il 77%) pensa che dovrebbero migliorare i sistemi di sicurezza per quanto riguarda l’autenticazione. Un’osservazione che riguarda anche i servizi accessibili online della sanità digitale (71%) e dell’amministrazione pubblica (74%).

Il dibattito: Privacy o Tutela?

Il Regolamento Europeo sulla Data protection (GDPR) offre ai cittadini UE il diritto di opporsi e ottenere un risarcimento qualora considerino che i loro dati sono stati utilizzati in modo non corretto. Alla domanda su quale trattamento possa essere considerato illecito, il 67% ha risposto quando le proprie informazioni personali sono condivise con terze parti senza consenso.

Riferendosi alla questione Apple e FBI, che ha evidenziato la difficoltà di stabilire un confine tra diritto alla privacy e sicurezza, il 43% dei consumatori si è detto d’accordo sulla prevalenza della sicurezza nazionale rispetto al diritto di privacy sostenuto invece dal 31% del campione.

Interessante la risposta sul tema del cyber-terrorismo. Il 21% ritiene che ciascuno di noi deve agire in modo da proteggere se stesso ed i propri dati. Una presa di coscienza che fa ben sperare per il futuro ma che risulta ancora in misura insufficiente rispetto al 41% che pensa sia compito dei governi proteggere i propri cittadini, delegando quindi la tutela della privacy a terzi.

Una contraddizione quest’ultima che spesso non coinvolge solo i privati cittadini ma ha ricadute importanti anche nel mondo aziendale. Sottovalutare i danni che una scorretta gestione dei trattamenti effettuati è uno degli errori più frequenti anche in ambito business. Una ‘leggerezza’ che ha spesso costi importanti a livello economico e di reputazione, costi che con la nuova GDPR potrebbero divenire fatali. Cultura, consapevolezza, prevenzione restano le linee guida da seguire perché il digitale non diventi una salto all’ostacolo, ma un ecosistema adatto allo sviluppo di nuovi business e servizi, oltre che civile.

 

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