L’ICT italiano cresce ma occorre maggiore accelerazione

16/03/2017
di Emanuela Pasino

Incoraggianti anche nel 2016 i segnali di crescita del comparto ICT italiano resi noti da Assinform in collaborazione con NetConsulting Cube. Il digitale (informatica, telecomunicazioni e contenuti) nel suo complesso registra un +1,8% e raggiunge i 66.100 milioni di euro. Confermata quindi la tendenza rilevata nel 2015 (+1%) sebbene si vorrebbe vedere un’accelerazione più decisa.

Certo, servirebbe ancora più spinta, soprattutto sul fronte della domanda sempre più esposta ai confronti internazionali, ma i segnali sono buoni. Le componenti più innovative – dal Cloud all’IoT, dai servizi mobili alle applicazioni che integrano le filiere – crescono più delle altre e hanno raggiunto una massa critica che genera nuove sinergie – ha commentato Agostino Santoni, Presidente di Assinform.

Il confronto internazionale è dunque evidente e – soprattutto rispetto a componenti innovative – riguarda da vicino anche gli aspetti legali. La ePrivacy europea (GDPR) accanto agli accordi internazionali in materia di data protection (Privacy Shield) sono al tempo stesso obbligo e opportunità. La compliance diviene strategia di crescita e valore aggiunto nella competizione su mercati sempre più aperti e interconnessi.

Tornando ai dati ICT 2016

Alla crescita 2016 hanno contribuito quasi tutti i comparti. In particolare:

  • Servizi ICT a 10.631,6 milioni di euro (+2,5%)
  • Software e Soluzioni ICT a 6.258,8 milioni di euro (+4,8%)
  • Dispositivi e Sistemi a 17.229,6 milioni di euro (+1,4%)
  • Contenuti Digitali e Digital Advertising a 9.622,2 milioni di euro (+7,2%).

In generale quanto più elevata è la componente innovativa nei singoli settori, tanto più ampia la spinta alla crescita. Il comparto Software e Soluzioni ICT, ad esempio, mostra gli effetti della trasformazione in corso. Buoni i risultati per il software applicativo (4.498,3 milioni di euro, +6,5%) sull’onda di piattaforme per la gestione web, IoT, ecc.

Dati ICT Assinform 2016

Il risultato emerso rispetto ai Servizi ICT conferma un’incoraggiante inversione di tendenza dopo la discesa registrata negli anni scorsi. A trainare il trend positivo soprattutto Data Center e Cloud Computing (+16,1% e 2.264,7 milioni di euro, con la componente Cloud in crescita del 23%), che compensano i rallentamenti dei servizi di Outsourcing (-1,3% a 3.689,4 milioni di euro), Formazione (-1% a 322 milioni di euro) e Assistenza Tecnica (-1% a 718 milioni di euro), che comunque migliorano le dinamiche rispetto agli anni corsi.

Non va dimenticata la capacità di formare e riconvertire le risorse umane alle nuove professioni. – ha commentato il presidente di Assinform – Essa va incrementata, perché il superamento dello skill gap di cui oggi soffriamo in ambito digitale è un fattore indispensabile per rimuovere uno dei principali freni al cambiamento e creare  nuove opportunità di lavoro per i giovani.

Buone notizie anche per servizi connessi al digitale. Segno positivo per:

  • Servizi di Consulenza (+0,5% a 785 milioni di euro)
  • Sviluppo Applicativo e Systems Integration (+0,1% a 2.852,5 milioni di euro)

Progressi incoraggianti anche nel caso di:

  • Banda larga fissa (15,4 milioni di utenti a settembre 2016, +4,0%
  • Strategia Digitale nazionale, dove occorre accelerare sulla diffusione di SpID e Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (Anpr), mentre sistema PagoPA e Fatturazione Elettronica per la PA ha raggiunto hanno raggiunto ottimi risultati.

Aumenta la voglia di investire sul digitale

L’Istat ha registrato una dinamica interessante che riguarda le risorse umane impegnate sul fronte dell’innovazione digitale: sebbene la percentuale degli occupati nelle professioni ICT sul totale degli occupati resti costante, circa 3,2%, è invece cresciuta di 6 punti percentuali nel segmento delle funzioni direttive e tecniche a più alta qualificazione, sfiorando il 30% già nel 2015.

Promettente – secondo gli analisti – il programma Industria 4.0, che tuttavia necessita di chiarimenti sull’ammissione ai benefici fiscali di non poche componenti ICT.

Il presupposto della loro stretta connessione al rinnovo dei macchinari non deve tradursi in interpretazioni troppo restrittive da parte dell’Amministrazione Finanziaria. – ha affermato Santoni – E’ un aspetto che va risolto al più presto, per tenere conto delle più recenti evoluzioni applicative, per non intaccare una rinnovata propensione all’investimento in innovazione, per affermare misure di stimolo e agevolazione che lascino margini all’imprenditorialità e al coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. Sciogliere le residue incertezze è anche l’unico modo per far sì che l’iniziativa coinvolga le tante imprese di minori dimensioni che ancora stentano ad innovare, e fare in modo che esse, con tutto il loro peso occupazionale e produttivo, continuino a far parte o entrino in filiere sempre più efficienti e competitive.

 

 

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