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Speciale Proprietà intellettuale. Marchi, domini e copyright: la tutela in India

11 Aprile 2017 in Intellectual Property

Proprietà Intellettuale India

Proprietà Intellettuale in India, come avviene la protezione del portafogli IP in quel Paese? Prosegue il nostro viaggio intorno al Global-IP.

L’economia indiana ha subito nelle ultime decadi una forte spinta verso il cambiamento, l’innovazione e la globalizzazione, trainata soprattutto dal settore dei servizi.

Tale rinnovamento si è ripercosso anche in materia di proprietà intellettuale, in particolare a seguito dell’ingresso del Paese nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (1995), che ha comportato, quantomeno da un punto di vista sostanziale, un apprezzabile grado di vicinanza rispetto alle legislazioni europee.

Tuttavia, punto critico del sistema indiano risultano i mezzi di enforcement messi a disposizione dei titolari di diritti IP, indeboliti dalla lentezza dei sistemi burocratici e giudiziari, e dalle conseguenti difficoltà nel combattere efficacemente fenomeni di infrazioni dei diritti.

Marchi

La tutela dei marchi d’impresa precedente al 1940 si basava sugli istituti, tipici della normativa inglese in tema di buona fede e concorrenza sleale, del “passing off” e di “equity.

Marchi Nel 1940, sulla falsariga del U.K. Trade marks Act del 1938, venne adottata la prima disciplina normativa indiana in materia di marchi, successivamente modificata con il Trademark Act del 1999, attualmente in vigore, che detta le regole per fornire protezione ai proprietari di marchi registrati,  e comporta responsabilità penali per coloro che lo infrangono. La legge tratta anche alcuni aspetti dei marchi non registrati, tuttavia i marchi d’uso sono principalmente disciplinati dalle norme di Common Law basate sui principi sanciti dalle sentenze dei tribunali.

Un marchio registrato viene definito dalla legislazione indiana come il segno, in grado di essere riprodotto graficamente, che consente di distinguere i prodotti o i servizi di un soggetto da quelli di terzi. Possono costituire oggetto di registrazione dispositivi, marchi d’uso, titoli, etichette, biglietti, nomi, firme, parole, lettere, numeri, colori, la forma di un prodotto, l’imballaggio, ovvero la combinazione di tali elementi.

Per poter essere registrato, il marchio deve rispettare i seguenti requisiti formali:

  • deve essere distintivo, consentendo quindi di identificare la provenienza del prodotto/servizio;
  • non deve essere identico o simile a marchi già registrati o in corso di registrazione;
  • non deve essere proibito dal Trademarks Act;
  • deve essere posseduto dal richiedente.

L’assenza di tali requisiti costituisce impedimenti assoluti alla registrazione stessa.

Prima di procedere al deposito, è consigliabile condurre una ricerca preventiva, al fine di accertare che un marchio simile non sia già stato registrato o in corso di registrazione, in quanto l’ufficio procede ad un esame anche in merito alla disponibilità del segno rispetto a precedenti registrazioni e/o domande.

La domanda di registrazione può essere redatta in lingua inglese o hindi, sia in caratteri latini che devanagari e deve essere accompagnata da una dichiarazione d’uso, in cui si attesta che il marchio viene già utilizzato o che verrà utilizzato a breve in India.

Per ottenere una più ampia tutela delle proprie privative, è consigliabile registrare, oltre alla versione originale del marchio in caratteri latini, anche la translitterazione in alfabeto devanagari e, se applicabile, la traduzione hindi del significato del marchio originale. Inoltre, in relazione ai marchi composti (parola + logo, o diverse componenti grafiche e/o verbali) si evidenzia che il diritto nazionale riconosce al titolare un’esclusiva al marchio nel suo complesso, e non alle singole componenti.

Il sistema indiano è un sistema multi-classe, per cui nell’ambito di un singolo deposito possono essere designate più classi di prodotti e servizi secondo la Classificazione di Nizza vigente.

Se non sussistono impedimenti assoluti rispetto alla domanda presentata, il marchio viene pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Se non vengono presentate opposizioni nei 90 giorni successivi alla pubblicazione (120 giorni qualora venga concessa una estensione temporale all’opponente), il marchio viene registrato ed emesso il relativo certificato. La privativa ha validità di 10 anni decorrenti dalla data di deposito della domanda ed è rinnovabile entro 6 mesi successivi alla scadenza.

Chiunque può richiedere la registrazione di un marchio in India. In particolare, se il richiedente ha già presentato un’istanza di tutela del marchio in uno dei Paesi aderenti alla Convenzione di Parigi sulla protezione della Proprietà intellettuale o firmatari dell’accordo TRIPs dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC), si può procedere alla registrazione in India allegando un documento di priorità per far valere il precedente deposito eseguito in un altro Paese, a condizione che la domanda di marchio indiano sia presentata entro 6 mesi dal precedente deposito.

L’India ha inoltre aderito al Protocollo di Madrid nel 2013, e può quindi essere designata nell’ambito di un deposito di marchio internazionale presso la W.I.P.O.

Copyright

Il “diritto di copia” in India trova una prima, generale regolamentazione nella Convenzione di Berna, di cui lo Stato asiatico è membro. A livello nazionale, il copyright è regolamentato dal Indian Copyright Act del 1957, normativa fortemente revisionata nel 2012.

Proprietà Intellettuale IndiaLa legge riconosce tutela alla forma materiale in cui la creatività dell’autore si sostanzia, e non alla mera idea. Tra le altre, possono formare oggetto di diritto d’autore le opere letterarie – in cui rientrano anche software e programmi per computer –, quelle teatrali, musicali e cinematografiche.

Il contenuto dei diritti riconosciuti all’autore dalla normativa indiana può essere ricondotto a tre ambiti principali:

  1. Diritti a contenuto positivo e negativo, in base ai quali l’autore può intervenire attivamente a tutela della propria opera, e che impongono invece a soggetti terzi divieti d’utilizzo dell’opera senza il consenso dell’autore;
  2. Diritti “economici”, in virtù dei quali l’autore può usufruire dei vantaggi economici derivanti dallo sfruttamento dell’opera, quali il diritto di distribuzione, quello di riproduzione, quello di traduzione etc., che possono essere ceduti a terzi e durano fino a 60 anni successivi alla morte dell’autore;
  3. Diritti “morali”, inalienabili, e che ricomprendono il diritto al nome sull’opera, quello alla paternità, quello all’integrità.

La privativa si instaura automaticamente al momento della creazione dell’opera, non essendo richiesta alcuna formalità costitutiva del diritto stesso. Per consentire agli interessati di avvalersi di una prova certa della data di creazione in caso di controversia, è stato istituito a Nuova Delhi il “Copyright Office”, presso cui è possibile registrare la propria opera, inedita o già divulgata.

Nomi a dominio

Prima del 2005, la registrazione di un nome a dominio nazionale indiano di primo o secondo livello (es. .in o .co.in) era riservata a titolari residenti o con sede sul territorio indiano. Inoltre, era previsto un rigido sistema di domini di secondo livello riservati esclusivamente a determinate categorie di titolari, in base al quale, ad esempio, i domini .co.in erano riservati alle banche e società registrate, .net.in  agli Internet Service Providers, .org.in alle organizzazioni senza fini di lucro oppure ind.in per le persone fisiche.

A seguito della liberalizzazione del sistema di registrazione del ccTLD .in, ad oggi rimango sei estensioni riservate a determinate categorie di titolari, in particolare: .ac.in per le istituzioni accademiche, .edu.in per le scuole, .res.in per gli enti nazionali di ricerca, .ernet.in per istituzioni accademiche e scolastiche, .gov.in per gli enti governativi e .mil.in per le istituzioni militari.

Inoltre, a seguito dell’adozione dei nuovi nomi a dominio, sono stati adottati nuovi domini generici nelle sette lingue ufficiali:.भारत (Devanagari),.ভাৰত (Asamiya/Assamese),.ভারত (Bengali),.ਭਾਰਤ (Gurmukhī),.ભારત (Gujarati),.இந்தியா(Tamil),.భారత్ (Telugu) e .بھارت (Urdu).

Il cybersquatting, la registrazione per fini di lucro di domini corrispondenti al marchio altrui o al nome di un personaggio famoso, è un fenomeno molto diffuso in India. Per consentire agli interessati di ottenere in tempi rapidi il dominio .in illegittimamente registrato da terzi, nel 2005 è stata adottata la INDRP (.IN Domain Dispute Resolution Policy), sulla falsariga della UDRP della W.I.P.O.

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