Eredità digitale: sentenza innovativa ma prevenzione fondamentale!

16/02/2021
di Valentina Frediani

Sentenza storica del Tribunale di Milano che riconosce il concetto di eredità digitale.

I fatti: a seguito del decesso del figlio, i genitori avevano richiesto ad APPLE di poter accedere all’account ottenendo un diniego. I genitori si vedevano così costretti a chiamare in giudizio con ricorso d’urgenza Apple Italia S.r.l., richiedendo al Giudice adito di obbligare la società, con decreto inaudita altera parte, o con ordinanza, a fornire assistenza nel recupero dei dati personali dagli account del figlio che utilizzava sistemi di sincronizzazione online (nello specifico iCloud). Il Giudice ha stabilito tale assistenza, e conseguente accesso all’account, venissero forniti per venire incontro all’esigenza morale dei genitori.

E’ la prima sentenza che applica la norma di cui all’art. 2 terdieces Decreto Legislativo 101/2018

Tale disposizione di legge disciplina i diritti riguardanti le persone decedute e, nello specifico, stabilisce che i diritti di cui agli articoli di accesso previsti espressamente dal Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali (cosiddetto GDPR), se riferiti ai dati personali concernenti persone decedute, possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione. La norma stabilisce altresì che il divieto per l’esercizio di tali diritti può esservi solo laddove la volontà dell’interessato risulti contraria in modo non equivoco.

Il tema dell’eredità digitale

La sentenza, dunque, stabilisce un importante precedente. E crea una forte sensibilità sociale sul tema dell’eredità digitale. In considerazione del tema, a nostro avviso, la vera soluzione dovrebbe risiedere nel disporre di mezzi preventivi: dotarsi di strumenti di prevenzione previsti dalla legge e che si possono offrire sul web, per determinare con chiarezza e certezza le proprie volontà in merito a:

  • Ciò che voglio che sia cancellato, rispettando il mio diritto all’oblio: i miei accessi a giochi on line o altro, per esempio, o anche i miei diari personali.
  • Ciò che voglio sia consegnato a amici e colleghi – non eredi – perché parte di una eredità culturale importante.
  • Ciò che voglio sia consegnato agli eredi, per esempio per facilitare loro la presa di possesso di ciò che sarà di loro proprietà: la chiave e i documenti presso la zia, il manoscritto del mio romanzo appena terminato.

In Spagna da anni esiste una piattaforma – Mylegadodigital – di esperti in legge e di informatica; in Svizzera – che ha una sua legislazione specifica sull’eredità digitale – altri offrono questi servizi. In Italia dal 2019 eLegacy è considerata la soluzione d’avanguardia, come riporta il Corriere della Sera, perché fornisce proprio il titolo di diritto specifico – un mandato post – mortem exequendum – necessario a dirimere ogni dubbio sulle volontà del de cuius. T&C e un approccio legale studiati dall’Avv. Alessandro D’Arminio Monforte (v. La successione del patrimonio digitale – Pacini Giuridica 2019).

La transizione dei beni digitali, non solo in caso di morte

Il tema, in effetti, riguarda tutta l’area della successione e della transizione di beni digitali a titolo personale in diversi ambiti. La transizione si verifica con la morte, ma anche in casi meno drammatici. Che cosa succede dei miei account aperti a titolo personale sull’account aziendale, quando vado in pensione? Vengono cancellati, perché l’azienda ha il diritto di farlo. Ma questa azione, in termini generali, non lede un mio diritto, o meglio un mio privilegio? Anche quelli sono in qualche modo “eredità digitale”.

In famiglia si scontrano le esigenze dei parenti con quelle delle piattaforme IT e in azienda le esigenze dei dipendenti con le policy aziendali. Si può trovare una soluzione, agendo in prevenzione: Colin con E-Virdis, che ha prodotto eLegacy, ha studiato un prodotto che rispetta appieno GDPR e norme giuslavoristiche, ed educa i dipendenti al decluttering degli account aziendali, in modo che siano privi di iscrizioni fatte per interesse personale, e di mix tossici di password usate in allegria.

In questo modo le aziende alzano la propria cybersecurity, educano i dipendenti, riducono distrazioni, aumentano i profitti in modo equo e sostenibile. L’ingresso in azienda o l’uscita dalla stessa, il cambio di dominio per M&A o altro, ogni transazione è predisposta in modo preventivo per ridurre perdite di beni, di memorie, di identità e di eredità.

Valentina Frediani e Alessandro Cecchetti – Colin & Partners
Pietro Jarre – E-Virdis (marchio eLegacy)

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