IoT e Smart Contract: a che punto siamo?

30/09/2021
di Giulia Rizza

Il concetto di smart contract quale protocollo di transazione computerizzato che esegue i termini di un contratto è stato coniato negli anni ’90 da Nick Szabo, un informatico e studioso di diritto noto anche per essere ritenuto uno dei possibili “Satoshi Nakamoto”, pseudonimo del creatore/creatori del Bitcoin (nonostante lo stesso Szabo abbia più volte negato con fermezza).

È solo con l’art. 8-ter del D.L. 14 dicembre 2018 n. 135, convertito in legge con L. 11 febbraio 2019 n. 12 (c.d. Decreto Semplificazioni 2019), che il nostro legislatore introduce nel ns. ordinamento le definizioni di blockchain e di smart contract, stabilendo che “Si definiscono «tecnologie basate su registri distribuiti» le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile simultaneamente, architetturalmente decentralizzato su basi crittografiche, tali da consentire la registrazione, la convalida, l’aggiornamento e l’archiviazione di dati sia in chiaro che ulteriormente protetti da crittografia verificabili da ciascun partecipante, non alterabili e non modificabili.” e che “Si definisce «smart contract» un programma per elaboratore che opera su tecnologie basate su registri distribuiti e la cui esecuzione vincola automaticamente due o più parti sulla base di effetti predefiniti dalle stesse. Gli smart contract soddisfano il requisito della forma scritta previa identificazione informatica delle parti interessate, attraverso un processo avente i requisiti fissati dall’Agenzia per l’Italia digitale con linee guida da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.”.

Lo smart contract è quindi un programma, basato su blockchain, che automaticamente e senza necessità (né possibilità) di intervento successivo, vincola automaticamente le parti al realizzarsi di determinate condizioni dalle stesse predefinite, secondo lo schema IF/THEN/ELSE. Da un p.v. pratico, individuate le relative condizioni, queste sono tradotte in linguaggio di programmazione, e lo smart contract viene quindi inserito nella blockchain prescelta, che ne diventa garante: se si registra l’esecuzione della condizione prevista dallo smart contract, la blockchain viene automaticamente aggiornata.

È quindi uno strumento utile a ridurre, se non addirittura eliminare, i rischi connessi all’arbitrario inadempimento di una delle parti, con particolare riferimento a quelle tipologie di contratto il cui perfezionamento avviene tramite i dati raccolti ed elaborati autonomamente dal software, che stabilirà se sussistono o meno le condizioni (prestabilite) per una determinata operazione, la cui inalterabilità e non modificabilità è garantita dalla tecnologia blockchain su cui si basa.

Diventa così uno strumento che trova naturale applicazione nell’ambito dell’IoT.

Ed infatti, esempi di smart contract possono essere riscontrati nella nostra vita quotidiana: si pensi alle polizze assicurative per autoveicoli che prevedono l’automatica non applicabilità della copertura assicurativa laddove i dispositivi installati sui veicoli registrino determinate casistiche (es. mancato rispetto dei limiti di velocità). Ovvero, ai servizi di car sharing o bikesharing sempre più presenti nelle nostre città: in alcuni casi, se entro una tempistica predeterminata, i dispositivi presenti sul veicolo preso a noleggio individuano un guasto dello stesso, l’utilizzatore viene prontamente informato della necessità di riportare il veicolo, e riceve automaticamente il rimborso di quanto versato per il noleggio del veicolo risultato guasto.

Le potenziali applicazioni di tale nuovo strumento sono quindi molteplici, anche al fine di rendere sempre più snelli e veloci i rapporti tra le parti, trovando naturale applicazione nell’ambito dell’IoT.

Ma uno strumento così giovane per il nostro ordinamento giuridico non può che sollevare anche dubbi e criticità. 

… CONTINUA SU IOTtoday

Riproduzione riservata ©

ALTRE NEWS

Data Protection Officer: un profilo in costruzione

E’ online il nuovo articolo dell’Avv. Valentina Frediani per il Corriere Comunicazioni sull’evoluzione della figura del Data Protection Officer (DPO). Partendo dal panorama giuridico dei… Leggi Tutto

Obbligo di comunicazione alle Autorità competenti nel caso di delocalizzazione all’estero di attività di call center

A fronte del fenomeno, sempre più frequente, della delocalizzazione dei servizi di call center in Paesi esteri, il legislatore ha sentito l’esigenza di intervenire con… Leggi Tutto

1° Luglio Milano: Internet of Things for Everything – All’Expo la norma si fa attiva e incontra il business

Abitazioni orchestrate da sofisticati impianti domotici, wearable device, città monitorate costantemente da “cervelli” informatici sono i prodotti più sorprendenti della crescente trasformazione ‘smart’ degli oggetti… Leggi Tutto

COLIN & PARTNERS

CHI SIAMO


Consulenza legale specializzata sul diritto delle nuove tecnologie

CONOSCIAMOCI
CHI SIAMO

Cultura e innovazione

SPEECH & EVENTI


Le nostre competenze a disposizione della vostra azienda

I prossimi appuntamenti

Colin Focus Day – GDPR e Compliance Software: la metodologia certificata di Colin & Partners

Appuntamento a Milano il 5 febbraio dalle ore 14.00.

Affronteremo i 5 temi chiave della Compliance di cui tiene ampiamente conto la metodologia certificata e lo schema di analisi di Colin & Partners.

CONTATTACI

OPERIAMO
A LIVELLO
GLOBALE


Tel. +39 0572 78166

Tel. +39 02 87198390

info@consulentelegaleinformatico.it

Compila il form