Intelligenza artificiale generativa e diritto autore: a che punto siamo?

05/03/2024
di Giulia Rizza

In attesa che l’AI ACT venga definitivamente approvato, termine previsto il prossimo 24 aprile, tra i molteplici usi che tale nuova tecnologia consente, le Intelligenze Artificiali generative, ovvero quelle che possono essere utilizzate per la creazione di opere quali testi, video, immagini, codici, risultano ad oggi ampiamente diffusi, basti pensare alle chat box o al clamore mediatico che ha avuto Chat GPT, con evidenti risvolti commerciali e di business.

Cosa dice il Regolamento

Il Regolamento comunitario si focalizza su aspetti di valutazione dei rischi e sulle connesse responsabilità dei vari soggetti coinvolti, stabilendo divieti e limiti di utilizzo, nonché imponendo ai vari soggetti coinvolti (sviluppatori, produttori, utilizzatori) obblighi di trasparenza e adeguata informazione e monitoraggio, senza tuttavia entrare nel merito di quelli che sono i risvolti legati alla tutela del copyright e del diritto d’autore.

Pur non esistendo una normativa armonizzata a livello globale in tema di tutela del diritto d’autore, variando la disciplina ampiamente da legislazione a legislazione, un principio che, quantomeno a livello generale, può dirsi universale è quello che riconosce come meritevoli di tutela le opere dotate di originalità e creatività umana.

Detto principio generale solleva oggi a livello globale un primo dubbio legato proprio al riconoscimento della tutela autoriale alle opere create da un algoritmo e l’individuazione di colui che può definirsi autore delle stesse. Dottrina e giurisprudenza stanno rispondendo a tale domanda in maniera difforme, tenuto conto delle diverse normative vigente nei vari ordinamenti giuridici.

Le connessioni tra nuove tecnologie e tutela autoriale non sono nuove: basti pensare a come l’invenzione della fotografia avesse già sollevato tale problematica nel XIX secolo, ed a come l’orientamento giurisprudenziale e dottrinale mondiale si sia evoluto sul punto, arrivando ad individuare nell’apporto creativo dell’autore umano che utilizza la macchina per la creazione di opere fotografiche la base costitutiva della tutela.

Con tutte le modifiche del caso, oggi la medesima questione è dibattuta con riferimento alle opere creative realizzate con sistemi di intelligenza artificiale. A seconda della legislazione applicabile, stiamo assistendo a diverse soluzioni indicate dalla giurisprudenza.

Quali sono le indicazioni della giurisprudenza a livello globale

Infatti, a livello di sistemi giuridici di common law, sono tre i presupposti per valutare la sussistenza o meno della c.d. “threshold of originality”: skill, intesa come competenza creativa; labour e judgment, intesa come capacità di distinguere ed individuare elementi distintivi dell’opera.

L’attuale quadro giurisprudenziale statunitense maggioritario ad oggi ritiene che alle opere prodotte da sistemi di intelligenza artificiale manchi l’ultimo presupposto (judgement) appartenente al solo essere umano, negando quindi tutela autoriale alle opere create da IA laddove non sussista un contributo creativo significativo dell’essere umano.

Diametralmente opposta la recente decisione del Tribunale di Pechino che ha riconosciuto il diritto d’autore su un’immagine generata attraverso l’uso di un software di intelligenza, individuando nel prompting l’elemento costitutivo del fonamentale apporto creativo umano. Il prompting è infatti il processo con cui il creatore essere umano istruisce l’IA, fornendo istruzioni, dati e/o gli output necessari affichè l’algoritmo di intelligenza artificiale generi quanto richiesto. I giudici cinesi hanno così individuato nel ruolo attivo dell’utente, che ha selezionato e personalizzato, in base alle proprie scelte estetiche, i testi di richiesta e impostato parametri definiti, un adeguato “grado di investimento intellettuale” tale da riconoscere all’immagine materialmente prodotta da un software di intelligenza artificiale tutela autoriale.

Altra questione ad oggi ampiamente dibattuta è quella relativa alla violazione di privative autoriali di terzi relativamente a quelle opere utilizzate per “istruire” ed “educare” l’IA. A tal fine, i sistemi di IA necessitano di acquisire ed elaborare ingenti moli di dati, nella maggior parte dei casi raccolti ed estratti da internet in maniera indistinta (c.d. web-scraping), inclusi anche opere rilasciate con condizioni di licenza che non prevedono, tra i diritti d’uso riconosciuti agli utilizzatori, tale specifica casistica.

Ed infatti, soprattutto a livello statunitense dove vige la dottrina del c.d. fair use che permette ai giudici di applicare in modo “flessibile” la disciplina normativa in tema di copyright contemperando le varie esigenze a seconda delle peculiarità del singolo caso, numerose sono le cause intentati dagli artisti contro chi ha utilizzato le loro opere per l’addestramento dell’IA.

Tra i vari procedimenti in corso, si ricorda quello instaurato da Getty Images avverso la società Stability IA ritenendo che quest’ultima abbia “copiato ed elaborato illegalmente milioni di immagini protette da copyright” per addestrare il suo modello di intelligenza artificiale “Stable Diffusion”, per poi porre in essere attività concorrente. Getty Images che ha, nel mentre, lanciato la propria piattaforma di IA generativa, che prevedere la remunerazione dei creatori delle opere utilizzate per tale fondamentale fase di educazione l’IA.

A livello italiano, in assenza di decisioni sul punto, l’uso di opere tutelate dal diritto d’autore per istruire sistemi di IA potrebbe rientrare negli atti di riproduzione di cui all’art. 13 della legge su diritto d’autore (legge 633/1941), che attribuisce all’autore il diritto esclusivo di autorizzare o meno tali usi della propria opera.

In attesa di maggiori indicazioni sul punto dal legislatore, dalla giurisprudenza e dalla dottrina, al momento, in ottica cautelativa, con riferimento al tema dell’addestramento di sistemi di IA utilizzando opere di terze, la soluzione, anche da un punto di vista cautelativo, da adottare risulterebbe quella di ottenere preventivamente dagli autori delle opere una licenza d’uso che legittimi tali utilizzi.

Relativamente, invece, al tema del riconoscimento della tutela autoriale alle opere create per mezzo dell’IA, attualmente non si può che procede con una valutazione del singolo caso di specie, al fine di individuare l’effettivo apporto umano nella creazione dell’opera.

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