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Detenzione e diffusione abusiva di codici di accesso

 Il reato di cui all’art. 615-quater c.p. sanziona la condotta di chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto o di arrecare ad altri un danno, abusivamente si procura, riproduce, diffonde, comunica o consegna codici, parole chiave o altri mezzi idonei all´accesso ad un sistema informatico o telematico, protetto da misure di sicurezza, o comunque fornisce indicazioni o istruzioni idonee al predetto scopo.
DIFFUSIONE DI APPARECCHIATURE, DISPOSITIVI O PROGRAMMI INFORMATICI DIRETTI A DANNEGGIARE O INTERROMPERE UN SISTEMA INFORMATICO O TELEMATICO (ART. 615-quinquies C.P.)
Chiunque, allo scopo di danneggiare illecitamente un sistema informatico o telematico, le informazioni, i dati o i programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti ovvero di favorire l’interruzione, totale o parziale, o l’alterazione del suo funzionamento, si procura, produce, riproduce, importa, diffonde, comunica, consegna o, comunque, mette a disposizione di altri apparecchiature, dispositivi o programmi informatici, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa sino a euro 10.329.
Con tale disposizione sono stati incriminati tutti i possibili comportamenti prodromici al danneggiamento, all’interruzione o all’alterazione di un sistema informatico, posti in essere in relazione a virus, malware o apparecchiature hardware che si prestino allo scopo illecito in vantaggio di una società ovvero creati ed diffusi proprio per causare un blocco dei sistemi di altri soggetti societari. Perché il fatto assuma rilevanza penale, è comunque sempre necessario che il soggetto agente abbia la specifica finalità del danneggiamento illecito dei dati, delle informazioni o dei programmi o dell’alterazione o interruzione del funzionamento del sistema, sicché risulta non punibile la mera creazione di virus o malware a scopo di ricerca o di attività commerciale.
FALSITA’ DI DOCUMENTI INFORMATICI (Art. 491-bis C.P).
Se alcuna delle falsità previste dal presente Capo riguarda un documento informatico pubblico o privato, avente efficacia probatoria si applicano le disposizioni del Capo stesso concernenti rispettivamente gli atti pubblici e le scritture private.
La configurazione tipica del reato di falso secondo la previsione dell´art. 491-bis è quella della “falsità in atti” applicabile e riferibile sia agli atti pubblici che alle scritture private. Infatti secondo l’articolo in questione, “se alcuna delle falsità previste dal presente capo riguarda un documento informatico pubblico o privato avente efficacia probatoria, si applicano le disposizioni del capo stesso concernenti rispettivamente gli atti pubblici e le scritture private”.
Si tratta di una definizione “oggettiva” del falso, che perciò consente di prevedere “per estensione” almeno una serie di ipotesi penalmente rilevanti quali quelle previste dagli artt. 476 /493 bis CP concernenti atti pubblici o privati.

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