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Falso in prospetto

Chiunque, allo scopo di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei prospetti richiesti ai fini della sollecitazione all’investimento o dell’ammissione alla quotazione nei mercati regolamentati, ovvero nei documenti da pubblicare in occasione delle offerte pubbliche di acquisto o di scambio, con la consapevolezza della falsità e l’intenzione di ingannare i destinatari del prospetto, espone false informazioni od occulta dati o notizie in modo idoneo ad indurre in errore i suddetti destinatari è punito, se la condotta non ha loro cagionato un danno patrimoniale, con l’arresto fino ad un anno.

Se la condotta di cui al primo comma ha cagionato un danno patrimoniale ai destinatari del prospetto, la pena è della reclusione da uno a tre anni.

 

L’art. 2623 c.c., che disciplinava l’ipotesi del falso in prospetto, per effetto del disposto della L. 262/2005 è stato abrogato ed è stato inserito nell’ambito del T.U.F, tuttavia vi sono notevoli differenze tra il “falso in prospetto” previsto dall’art. 2623 del c.c. oggi abrogato e il “falso in prospetto” di cui al T.U.F. oggi in vigore. Poiché le lettere d) ed e) dell’art. 25 ter del D. Lgs. 231/2001 prendono in considerazione le ipotesi di falso in prospetto previste dall’art. 2623 c.c., si deve concludere nel senso che, ai fini della responsabilità amministrativa dell’ente, non si può ritenere il rinvio effettuato all’art. 2623 c.c. come inteso all’art. 173 bis T.U.F.

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